POLITICA
  by Rossana Furfaro Published: mercoledì 13 maggio 2026 13:39:53

Imposta sui grandi patrimoni e riforma fiscale: tassazione deve essere progressiva, serve una riforma radicale

Se ne è discusso a Perugia nell’incontro organizzato dall’associazione culturale Umbria Left - Presenti Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione comunista e Rita Paggio, segretaria generale Cgil Umbria. Stefano Vinti (Umbria Left): “In Umbria evasione fiscale di 1 miliardo e 600 milioni l’anno, ma non se ne parla”

(AVInews) – Perugia, 13 mag. – “In Umbria l’evasione fiscale è di 1 miliardo e 600 milioni di euro l’anno, un dato che non è praticamente discusso dal sistema politico regionale e che ci pone dei problemi rilevanti per il mantenimento del welfare regionale”. Queste le parole di Stefano Vinti, dell’associazione culturale Umbria Left, promotrice dell’incontro ‘Imposta sui grandi patrimoni e riforma fiscale’ organizzato martedì 12 maggio nella sede della Cgil di Perugia, dove sono intervenuti anche Alfonso Gianni, direttore della rivista Alternative per il socialismo, Rita Paggio, segretaria generale Cgil Umbria, Vincenzo Sgalla, presidente del Caf di Perugia e Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione comunista.

Vinti ha evidenziato come l’attuale sistema penalizzi i ceti bassi favorendo paradossalmente i grandi patrimoni. “Occorre ritornare all’articolo 53 della Costituzione – ha precisato –, che prevede che tutti devono pagare le tasse e che queste devono essere progressive. Attualmente il sistema è regressivo, cioè i ceti più ricchi pagano meno tasse di quelli più poveri. Per questo serve una riforma radicale del sistema fiscale e occorre un’imposta per i paperoni, miliardari e milionari, di almeno il 2%”. “In tal senso – ha affermato Vinti – il dibattito su un’imposta sui grandi patrimoni se a destra è inammissibile a sinistra è quasi inesistente. Recentemente la Cgil ha avuto il merito di proporre una tassa di solidarietà per coloro che hanno patrimoni netti sopra i 100 milioni. Cioè lo 0,1% della popolazione, circa 50 mila super ricchi, da tassare con un 2% aggiuntivo. Considerando che quasi tutti questi contribuenti ricavano le loro ricchezze da azioni e titoli su cui le tasse sono bassissime, ne potrebbe scaturire un tesoretto di almeno 13 miliardi all’anno”.

Nel corso dell’incontro è stato ricordato che il 7 maggio è stata presentata alla Corte di Cassazione la proposta di legge popolare ‘1% equo-tax the rich’, che punta a introdurre una tassazione progressiva sui grandi patrimoni, escludendo la prima casa, con l’obiettivo dichiarato di ripristinare la progressività fiscale prevista dall’articolo 53 della Costituzione. In un Paese segnato dall’aumento della povertà come l’Italia, secondo il comitato promotore la misura riguarderebbe meno di 500 mila persone a cui chiedere un contributo dall’1 al 3,5%, meno dell’1%. “Nei prossimi sei mesi – ha sottolineato Vinti – dovranno essere raccolte 50 mila firme necessarie per portare la proposta in Parlamento. Le risorse raccolte secondo i promotori (economisti, giuristi, sindacalisti, artisti, giornalisti e personalità del mondo politico e culturale) potrebbero essere destinate alla sanità pubblica, all’istruzione, alle politiche abitative, alla tutela ambientale, alla sicurezza sul lavoro, alla disabilità, al sostegno al reddito e per ridurre l’Irpef”.

“C’è bisogno di introdurre elementi di equità fiscale – ha ribadito Paggio –. Innanzitutto perché lo prevede la nostra Costituzione e poi perché è necessario finanziare lo stato sociale e i diritti fondamentali che in questi anni sono stati messi in discussione, in particolare in quest'ultimo periodo, in cui c’è un aumento dei costi per la difesa che non solo alimenta un’idea di guerra che noi contrastiamo, ma soprattutto incide sulla parte di spesa rivolta ai servizi e ai diritti dei cittadini. Ci sono anche elementi di iniquità ulteriori che sono stati introdotti in questi ultimi anni di governo di centrodestra che riguardano per esempio la flax tax e il fatto che ci siano gran parte delle attività svolte in maniera autonoma che hanno delle agevolazioni fiscali di cui non godono affatto i lavoratori dipendenti e i pensionati, che invece sono tartassati da un aumento della tassazione derivante dal fiscal drag”.

“Una tassazione dei milionari e dei miliardari nel nostro Paese è indispensabile se vogliamo salvare lo stato sociale – ha confermato Acerbo –. Non possiamo più permetterci il lusso di tassare lavoratrici, lavoratori e pensionati e al tempo stesso avere un’imposizione regressiva verso il 5% più ricco della popolazione e soprattutto verso l'1% più ricco che purtroppo ha condizionato tutti i governi negli ultimi 30 anni e anche l'opinione pubblica. Quando dici patrimoniale si mettono tutti paura. Noi parliamo di tassare dai 2 milioni di euro in su. Il 99% degli italiani non dovrebbe pagare nulla, anzi potremmo usare i 26-60 miliardi di gettito fiscale in più per diminuire la pressione fiscale sulla maggioranza delle italiane e degli italiani”.

“È una questione che non riguarda solamente l'Italia – ha aggiunto Gianni –, riguarda l’Europa nel suo complesso e le società a capitalismo maturo. Qualcuno forse ricorderà la vecchia battuta di un comico celebre, Ettore Petrolini, il quale in una gag chiedeva: ‘Quando lo Stato ha bisogno di prendere i soldi a chi li prende? Ai poveri’. E allora un altro rispondeva: ‘Sì, ma i poveri hanno pochi soldi’ e lui rispondeva ‘Sì, ma sono tanti’. Ecco, noi vogliamo fare esattamente il contrario, in una logica che finalmente permetterebbe di dare un rilancio all’economia e al benessere sociale nel nostro Paese”.



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