La Cgil propone a Regione e imprese un Patto per lo sviluppo e il lavoro dell’Umbria
Tavola rotonda per cercare soluzioni condivise alla crisi regionale. “Confronto continuo tra le parti, politica industriale regionale attiva e al centro il lavoro stabile, sicuro e ben retribuito”
(AVInews) – Perugia, 27 feb. – “Un Patto per lo sviluppo e il lavoro dell’Umbria, con struttura tripartita composta da Regione, parti sociali e sistema produttivo, un luogo stabile di confronto per monitorare l’occupazione, valutare l’impatto sociale degli investimenti, governare fondi europei e Pnrr e definire obiettivi verificabili. La concertazione come strumento di democrazia economica”. È questa la proposta che la Cgil Umbria – con la segretaria generale Maria Rita Paggio e il segretario Andrea Corpetti – ha avanzato alle istituzioni regionali e a Confindustria durante la tavola rotonda intitolata ‘Un nuovo sviluppo economico per l’Umbria’, proposta dalla stessa organizzazione sindacale al mondo imprenditoriale, alle istituzioni e al mondo della ricerca e dell’università per cercare di trovare soluzioni condivise alla crisi umbra. Un incontro che si è tenuto venerdì 27 febbraio nell’aula magna del Dipartimento di Scienze agrarie a Perugia e a cui, dopo la relazione introduttiva di Elisabetta Tondini, ricercatrice dell’Agenzia Umbria Ricerche, da cui è emerso il grave declino socio-economico che sta interessando l’Umbria da molti anni, sono intervenuti Simone Cascioli, direttore di Confindustria Umbria, Gaetano Martino, professore di economia agraria all’Università degli studi di Perugia, Francesco De Rebotti, assessore allo sviluppo economico della Regione Umbria, e Luigi Giove, segretario nazionale della Cgil.
“L’Umbria – hanno sottolineato Paggio e Corpetti – soffre di problemi strutturali che il sindacato non può ignorare: calo demografico e invecchiamento della popolazione, emigrazione di giovani qualificati, bassa produttività media delle Pmi, fragilità infrastrutturale e logistica, crisi dei settori industriali energivori e diffusione del lavoro precario e povero. Non siamo di fronte a una crisi congiunturale, ma a una trasformazione profonda che richiede una politica industriale regionale attiva, una nuova stagione di contrattazione e un protagonismo delle parti sociali. L’Umbria può crescere solo se cresce il lavoro di qualità, non abbiamo bisogno di competizione al ribasso, ma di una nuova stagione di giustizia sociale”.
Alla luce di tutto ciò, la Cgil Umbria ha quindi presentato le proprie proposte per ogni singolo comparto economico e ambito sociale tra cui, per fare un esempio, l’introduzione di clausole sociali vincolanti per la concessione di finanziamenti pubblici. “L’Umbria – hanno affermato Paggio e Corpetti – ha le risorse per uscire dalla stagnazione, ma occorre una scelta chiara: mettere il lavoro al centro delle politiche industriali, agricole e infrastrutturali. Non accetteremo modelli fondati su dumping contrattuale, precarietà e compressione salariale. Va messo al centro un progetto politico e sociale fondato sulla centralità del lavoro stabile, sicuro e ben retribuito”.
“Iniziativa meritevole – ha commentato l’assessore De Rebotti –. Questo è infatti il momento di serrare le fila e respiro un atteggiamento positivo del sindacato per costruire insieme un patto per lo sviluppo: le basi ci sono tutte poiché abbiamo ora la fase della riprogrammazione e messa a terra di risorse importanti entro il 2027 e poi la nuova programmazione ancora da costruire, per cui dovremo spendere al meglio risorse europee per sostenere lo sviluppo. Ci sono poi le opportunità della Zes su cui istituzioni e parti sociali devono fungere da locomotori, affinché rappresenti un punto di svolta, all’interno di un quadro condiviso di azioni. A breve sarà riconvocato il tavolo regionale, incentrato su queste tematiche su cui riceviamo giustamente sollecitazioni, con atteggiamento positivo e propositivo”.
Nicola Torrini