Referendum, Alfonso Gianni a Perugia e Città di Castello a sostegno del No
Doppio appuntamento venerdì 6 marzo, nel capoluogo umbro alle 17.30 e a Castello alle 21 - Tour in Umbria per il direttore della rivista Alternative per il socialismo
(AVInews) – Perugia, 3 mar. – Il direttore della rivista Alternative per il socialismo, Alfonso Gianni, già deputato e sottosegretario allo sviluppo economico, sarà in Umbria venerdì 6 marzo nell’ambito della campagna per il No al referendum del 22 e 23 marzo sulla riforma della Giustizia.
Il pomeriggio interverrà alle 17.30 a Perugia a un incontro organizzato dall’associazione culturale UmbriaLeft nella sala di via del Lavoro 29. Sarà con lui Giso Amendola del collettivo EuroNomade e professore all’Università di Salerno. I lavori saranno presentati da Attilio Gambacorta di Umbrialeft e introdotti da Roberta Pompili di EuroNomade.
La sera, alle 21, Gianni sarà a Città di Castelloi per un’iniziativa pubblica in programma nella sala dei gruppi consiliari in piazza Gabriotti. Oltre al direttore di Alternative per il socialismo, interverranno Greta Serafini de La Sinistra per Castello e Simone Pampanelli, segretario generale della Cgil Perugia.
“Quella voluta dal governo Meloni – commentano da Umbrialeft – non è una vera riforma della giustizia poiché non migliora il servizio ai cittadini, non riduce i tempi dei processi, non aumenta il personale né regolarizza i precari, non rafforza le garanzie, non assicura la rieducazione del condannato né la certezza della pena. È una legge inutile poiché la separazione tra pm e giudici nei fatti c’è già. La legge Meloni-Nordio stravolge la Costituzione e mette a rischio l’autonomia della magistratura, compromettendo l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Con un obiettivo preciso: sottoporre la magistratura al condizionamento del governo e indebolire i controlli su chi esercita il potere. Insieme ad autonomia differenziata e premierato, rappresenta un disegno più ampio di profondo e radicale cambiamento della nostra repubblica democratica. Il risultato è una giustizia dura con i deboli e indulgente con i potenti. L’autonomia della magistratura non è un privilegio ma la garanzia di uguaglianza per tutti”.