(AVInews) – Perugia, 17 feb. – “Vogliamo coinvolgere i cittadini nella scelta sulla qualità e sull’accesso delle cure, analizzando le criticità del sistema e contribuendo alla costruzione di una prospettiva di sanità pubblica universale e vicina ai territori”. Sta nelle parole introduttive di Raniero D’Amuri, già operatore della sanità e coordinatore dell’evento, il senso dell’iniziativa intitolata ‘Decidere insieme la sanità dell’Umbria’ organizzata dall’associazione culturale UmbriaLeft, lunedì 16 febbraio al circolo sociale La Piroga di Perugia. L’incontro, a cui sono intervenuti numerosi esperti e professionisti del settore e a cui erano presenti in sala altrettanti numerosi esponenti della Sinistra umbra, aveva come obiettivo, in vista del nuovo Piano socio sanitario regionale, quello di sollecitare la Regione a porre attenzione ai bisogni di salute dei cittadini umbri. Al tavolo con D’Amuri erano presenti Alvaro Grossi, presidente del Comitato ospedale Media Valle del Tevere, dottori ed esperti del settore quali l’economista ed esperto in programmazione Lucio Caporizzi, il ricercatore Osvaldo Fressoia, redattore di Micropolis, e i medici Rossella Brasacchio, Attilio Solinas e Dorotea Verducci. “Pensiamo che la partecipazione dei cittadini e della società civile – hanno spiegato i rappresentanti di Umbrialeft in apertura dei lavori, prima di lasciare spazio agli interventi tecnici – sia un elemento essenziale per la definizione del nuovo piano sanitario regionale. Puntiamo, infatti, ad attuare una ripubblicizzazione della sanità privata, attraverso un progressivo rientro all’interno della sanità pubblica dei servizi che negli anni sono stati esternalizzati. È il momento di avviare un percorso di graduale riacquisizione di ciò che è stato privatizzato, con l’obiettivo finale di rafforzare la sanità pubblica”.
Sono stati espressi anche concetti innovativi che inquadrano la sanità “oltre il paradigma pubblico-privato”, ma in quanto “bene comune”: “In questo senso – è la posizione di Umbrialeft – si potrebbe partire ridando un ruolo ai consigli comunali come grande strumento dal basso di proposta e programmazione, ma anche di controllo e verifica delle comunità, delle città e degli utenti sulla sanità pubblica”.
Ovviamente non sono mancate osservazioni e proposte rispetto a specifici temi tecnici e strategici, dalla riorganizzazione, razionalizzazione e specializzazione delle strutture ospedaliere, al potenziamento delle politiche di prevenzione e della sanità territoriale e di vicinanza, fino alla necessità “non procrastinabile” di reclutamento di nuovo personale medico-sanitario, “elemento essenziale per intervenire sulle liste d’attesa”: “C’è il paradosso – ha sottolineato ad esempio Brasacchio – che a Perugia e Terni escono dall’università dei medici laureati che però poi vanno a lavorare fuori regione, mentre in Umbria vi è mancanza di personale. Ridurre le liste d’attesa significa avviare un processo di inversione di tendenza, non comprando più pacchetti di interventi dal privato, ma investendo sulla sanità pubblica con nuove assunzioni”.
Per sostenere questa necessità di investimenti, sono stati anche forniti dati (censimento Agenas 2025) sullo stato di invecchiamento delle apparecchiature sanitarie da cui emerge che in Umbria, ad esempio, le risonanze magnetiche delle strutture pubbliche hanno in media dieci anni di vita, mentre quelle private accreditate 7,2 e quelle non accreditate 5,6, e le Tac pubbliche hanno in media 9,4 anni di vita, mentre quelle private convenzionate 6,7 e quelle non convenzionate 4,5.
Caporizzi, già direttore generale della sanità umbra, ha affrontato poi il tema della sostenibilità economica e del finanziamento del sistema sanitario; Fressoia ha parlato delle case di comunità quale modello organizzativo; il focus di Solinas è stato sulla istituzione delle reti regionali specialistiche per le principali discipline in ambito medico; Verducci delle prospettive per i consultori, le case di comunità e i servizi di riabilitazione dell’età evolutiva.
Nicola Torrini