Crisi autotrasporto, Filt Cgil: “Governo finanzia le guerre e affonda il Paese sottraendo risorse”
L’organizzazione sindacale regionale denuncia nuovamente la crisi del settore dovuta all’aumento del costo dei carburanti: “Rischio posti di lavoro, inflazione e scaffali vuoti”
(AVInews) – Perugia, 19 mag. – “Mentre il settore dei trasporti e della logistica è a un passo dal baratro e l’intero sistema economico rischia la paralisi, l’esecutivo di Meloni continua a voltare le spalle ai bisogni reali dei lavoratori, delle imprese e dei cittadini. Le scelte politiche degli ultimi mesi stanno letteralmente trascinando l’Italia a fondo”. È quanto dichiara la Filt Cgil Umbria commentando la drammaticità dell’aumento del costo dei carburanti che sta portando al fermo nazionale dell’autotrasporto, dopo che già a metà aprile, attraverso il suo segretario generale Ciro Zeno, avvertiva i presagi e gli albori della crisi. “Siamo di fronte a un paradosso inaccettabile e storicamente drammatico – prosegue il sindacato –. Da un lato assistiamo al collasso della logistica, all’impennata insostenibile dei carburanti e al progressivo smantellamento dei servizi pubblici essenziali. Dall’altro, il Governo risponde con il silenzio e l’immobilismo sul fronte interno, mentre trova risorse miliardarie e immediate per un aumento ingiustificato delle spese militari”. In merito a ciò, la Filt Cgil Umbria evidenzia come la storia recente e passata dimostri chiaramente che “ogni euro investito negli armamenti e nelle logiche di guerra è un euro tolto alla sicurezza sul lavoro e al sostegno al tessuto produttivo ormai asfissiato dall’aumento dei costi di trasporto”.
“Non si può chiedere responsabilità e sacrificio ai lavoratori e alle piccole imprese – conclude la Filt Cgil Umbria – quando la cabina di regia del Paese sceglie l’economia di guerra a scapito dell’economia reale. Le aziende, viaggiando in perdita, minacciano casse integrazioni, i salari dei lavoratori sono a rischio o erosi dall’inflazione, mentre i cittadini rischiano di trovare gli scaffali vuoti, tutto perché si preferisce finanziare le armi piuttosto che calmierare il prezzo del gasolio e proteggere la catena di approvvigionamento nazionale”.