SOCIETÀ
  by Rossana Furfaro Published: martedì 26 maggio 2026 13:44:19

Gubbio, Cgil Cisl Uil: “Sconcerto per l’aumento delle rette comunali per l’asilo nido”

“Colpire servizi per la prima infanzia significa peggiorare condizioni di giovani famiglie” - I sindacati chiedono un incontro con l’amministrazione comunale

(AVInews) – Gubbio, 26 mag. – “Apprendiamo con sconcerto che l’amministrazione comunale, attraverso una delibera di giunta, ha provveduto a innalzare le rette relative alla frequenza dei più piccoli nelle strutture educative riservate – asilo nido, sezione primavera e centro bambini –, erodendo di fatto tutto il beneficio che le famiglie avrebbero avuto attraverso l’utilizzo dei bonus nazionali. In una situazione come quella che le comunità stanno vivendo a causa della perdurante crisi economica e sociale, del lavoro precario e dei bassi salari, colpire i servizi per la prima infanzia significa peggiorare ulteriormente le condizioni delle giovani famiglie. Significa anche mettere a rischio, indirettamente, il diritto al lavoro, soprattutto delle donne eugubine”. È quanto affermano le organizzazioni territoriali dell’Alto Chiascio di Cgil, Cisl e Uil, le quali aggiungono: “Visto l’inverno demografico che Gubbio e tante altre città stanno vivendo, non ci pare una buona idea ridurre, di fatto e per censo, l’accesso ai servizi dedicati ai più piccoli. Ormai è assodato che i giovani che lavorano si trovano ancora oggi a dover scegliere tra lavoro e famiglia a causa di stipendi troppo bassi e servizi lontani dalle loro necessità e possibilità. E spesso, quando si sceglie la famiglia, a farne le spese sono le lavoratrici che o lasciano il lavoro o vengono spinte verso part time involontari. Ma sempre più spesso, stante la condizione generale di precarietà e bassi salari, carenza di servizi accessibili e reti familiari che non riescono più ad aiutare, anche a causa dell’età pensionabile sempre più lontana, le giovani coppie decidono di non rischiare e scelgono il lavoro, anche se precario e mal pagato. Queste scelte accelerano il declino demografico”.

“Ricordiamo, se ce ne fosse bisogno – osservano Cgil, Cisl e Uil –, che i servizi educativi non possono e non devono essere utilizzati per fare cassa. Costituiscono un presidio sociale, un diritto che necessita di investimenti pubblici per contrastare disuguaglianze, denatalità e impoverimento sociale. Chiediamo che l’amministrazione comunale dia seguito alla richiesta di incontro unitaria, inviata l’1 aprile, anche per affrontare queste tematiche. Perché la scelta effettuata avrà indubbiamente ripercussioni sulle famiglie, sui lavoratori e sulle lavoratrici. Difendere l’accesso ai servizi per l’infanzia significa difendere il lavoro, il welfare territoriale e la dignità delle persone”.


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