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  by Rossana Furfaro Published: venerdì 16 gennaio 2026 12:52:45

Mostro di Firenze, a Perugia incontro tra esperti per “raccontare il male senza banalizzarlo”

Organizzato dall’associazione Una mente per amica, prendendo spunto dalla miniserie Netflix di successo ‘Il mostro’; l’iniziativa, un intreccio di psichiatria, criminologia e linguaggio audiovisivo, è uno spin-off del prossimo festival Perugia Serenamente

  • Una mente per amica_incontro su serie il mostro a perugia (17)
  • Ganka Avramova
  • Antonio Metastasio_in collegamento
  • Giovanni Parapini_Ganka Avramova
  • Una mente per amica
  • Una mente per amica_incontro su serie il mostro a perugia 1
  • Una mente per amica_incontro su serie il mostro a perugia 2
  • Una mente per amica_incontro su serie il mostro a perugia_donatella binaglia_francesco cappellettti
  • Una mente per amica_incontro su serie il mostro a perugia_federico de salvo_sarah bistocchi
(AVInews) – Perugia, 16 gen. – “Ogni volta che scegliamo di guardare il male con consapevolezza, stiamo già facendo prevenzione. Ogni volta che lo facciamo attraverso l’arte, stiamo costruendo una società più attenta, più umana, capace di custodire la mente e le emozioni di tutti”. Così la presidente dell’associazione Una mente per amica, Ganka Avramova, ha introdotto l’incontro organizzato a Perugia dal titolo ‘Il mostro – mente , trauma e narrazione’, che prendendo spunto dalla serie Netflix ‘Il mostro’ di Stefano Sollima, ha riacceso i riflettori sulla vicenda del mostro di Firenze, esplorando fragilità mentali, comportamenti deviati, voyeurismo e traumi sociali e interrogandosi su come raccontare il male senza banalizzarlo.

Il convegno rappresenta uno ‘spin-off’ del prossimo festival Perugia Serenamente, in programma a ottobre 2026 nel quale, ha sottolineato Avramova, “troverà spazio l’arte come forma di prevenzione della salute mentale. Il cinema in particolare, ha un ruolo unico: racconta storie che parlano di noi, stimola emozioni profonde e trasforma la riflessione in compressione profonda di noi stessi e della società. Ci aiuta a osservare la mente umana e a prenderci cura della salute mentale di tutti”.

Dopo i saluti istituzionali di Sarah Bistocchi, presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, e Giovanni Parapini, direttore Rai Umbria, sono intervenuti all’evento Francesco Cappelletti, consulente Netflix per la serie ‘Il Mostro’; Lorenzo Mencaccini, autore del libro ‘II Mostro di Firenze - Scandicci 1981 – Il prisma delle ombre’, con una relazione ‘Dentro la mente del Mostro: ossessioni, dipendenze e radicamento sociale’; Federico De Salvo, consigliere comunale di Perugia con delega al Benessere psicologico psicologo, specialista in Psicoterapia e Neuropsicologia, che ha parlato di ‘Psicologia del pubblico attratto dal delitto: tra trauma, curiosità e bisogno di identificazione’; Antonio Metastasio, psichiatra, ricercatore della University of Hertfordshire, che ha discusso (in collegamento) di ‘Voyeurismo sociale e salute mentale: tra cronaca nera, trauma collettivo ed etica del racconto’ e il criminologo Valerio Scrivo, con un intervento su ‘Firma, staging e geografia del crimine: leggere il Mostro di Firenze’.

“Quella del Mostro di Firenze è una vicenda molto complessa – ha detto Cappelletti – che si sviluppa in tantissimi anni e tutt’ora ci sono indagini in corso. La produzione e gli autori fin dall’inizio hanno pensato di partire da quella che è stata la prima indagine relativa alla cosiddetta pista sarda. È stato un lavoro complicatissimo e abbiamo dovuto fare delle scelte per rendere più fruibile la narrazione. Non abbiamo mai pensato di voler dare delle risposte, ma di porre soprattutto delle domande”.

“Questa iniziativa ci pone di fronte a responsabilità che sono collettive, non solo della magistratura. La politica, in primis, ha la responsabilità di contrastare i pregiudizi, le paure, le discriminazioni; i mass media, poi, devono interrogarsi su come raccontare il male senza banalizzarlo, senza lucrarci sopra, senza rimuovere le vittime, senza alimentare stereotipi sbagliati e senza normalizzare l’orrore. Tutto questo è possibile farlo se le responsabilità sono condivise”.
 
Rossana Furfaro


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