SOCIETÀ
  by Rossana Furfaro Published: martedì 31 marzo 2026 13:52:32

Vertenza farmacisti, sciopero e appello dei sindacati alla Regione: “Condizioni e salari inaccettabili”

Filcams, Fisascat e Uiltucs in Consiglio regionale per chiedere sostegno e attenzione - I lavoratori incroceranno le braccia il 13 aprile con manifestazione nazionale a Roma
(AVInews) – Perugia, 31 mar. – “La Regione Umbria, la presidente, la Giunta e il Consiglio regionale, si facciano portavoce presso il Governo della condizione dei farmacisti del settore privato e sostengano una vertenza nazionale che riguarda non solo la qualità del lavoro, ma anche la qualità dei servizi ai cittadini e il futuro della sanità territoriale. La farmacia moderna funziona solo grazie alla professionalità di chi ci lavora. È tempo che questa professionalità venga riconosciuta e valorizzata”. È quanto hanno chiesto le organizzazioni sindacali di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil intervenute martedì 31 marzo in audizione alla Seconda commissione permanente dell’Assemblea legislativa regionale, le quali hanno anche annunciato uno sciopero dei lavoratori delle farmacie private per l’intera giornata del 13 aprile, con una manifestazione nazionale a Roma. I sindacati hanno infatti voluto portare all’attenzione delle istituzioni umbre la situazione di forte criticità che coinvolge oltre 77mila lavoratori delle farmacie private in Italia, di cui circa un migliaio in Umbria. Questo alla luce del fatto che il Contratto collettivo nazionale di lavoro del settore è scaduto il 31 agosto 2024 ed è ancora privo di rinnovo e che le trattative con Federfarma restano bloccate su quelli che i sindacati definiscono “aspetti essenziali quali salario, riconoscimento della professionalità e conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”.
In particolare in Seconda commissione permanente, per i sindacati, sono intervenuti i segretari Massimiliano Cofani della Filcams Cgil Perugia, Rosita Petrucci della Filcams Cgil Terni, Nicola Cassieri della Uiltucs Uil Umbria e Rachele Rotoni della Fisascat Cisl Umbria.
“Negli ultimi mesi – spiegano i segretari – è emersa con forza la volontà dei farmacisti di denunciare condizioni di lavoro ormai non più accettabili. La retribuzione media si attesta intorno ai 1.600 euro mensili e negli ultimi dieci anni gli aumenti complessivi non hanno superato gli 80 euro, a fronte di un costo della vita in aumento costante. Parallelamente, la professione ha subito una profonda trasformazione: test diagnostici, vaccinazioni, servizi di telemedicina e nuove responsabilità derivanti dalla ‘farmacia dei servizi’ hanno reso il farmacista un vero e proprio operatore sanitario. Questa evoluzione, tuttavia, non è stata accompagnata da un adeguato riconoscimento economico né da una regolamentazione contrattuale coerente”. “La situazione – proseguono le organizzazioni sindacali – è aggravata da orari e turni di lavoro sempre più pesanti. L’ingresso delle grandi catene, come Hippocrates e Dr. Max, ha progressivamente trasformato molte farmacie in attività simili alla grande distribuzione, con aperture domenicali, festive e turni prolungati che incidono in modo significativo sulla qualità della vita lavorativa”.
A fronte di tutto ciò, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil denunciano la chiusura di Federfarma che – affermano i sindacati – “continua a presentare proposte giudicate irricevibili”. “Dopo lo sciopero nazionale del 6 novembre – ricordano Cofani, Petrucci, Cassieri e Rotoni –, che ha visto una partecipazione straordinaria anche in Umbria, l’offerta economica è addirittura peggiorata: si è passati da 180 a 130 euro di aumento per tutti, distinguendo poi il personale laureato, a cui verrebbero riconosciuti 70 euro aggiuntivi per i servizi obbligatori della farmacia dei servizi. A ciò si aggiunge una clausola di salvataggio di 20 euro per i territori privi di contrattazione integrativa territoriale, un meccanismo che di fatto esclude dai benefici i lavoratori che già dispongono di un integrativo. Una proposta che ignora completamente la dinamica inflattiva e le responsabilità professionali della categoria”.
“La narrazione dei titolari, secondo cui le farmacie non potrebbero sostenere aumenti più consistenti – sottolineano le organizzazioni sindacali –, non trova riscontro nei dati. Le informazioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze indicano che i titolari di farmacia dichiarano mediamente 107mila euro l’anno, posizionandosi tra le categorie più abbienti del Paese, seconde solo a notai e sportivi professionisti. Si tratta di un settore protetto da monopoli e concessioni pubbliche, che non può continuare a scaricare la propria redditività sui lavoratori”.
Per queste ragioni, i lavoratori delle farmacie private hanno proclamato uno sciopero per l’intera giornata del 13 aprile, con una manifestazione nazionale a Roma.


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